Oltre la Soglia

Catabasi

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La catabasi, “discesa agli inferi”, di cui la letteratura di ogni epoca offre molti esempi,ha in sé il significato simbolico della conoscenza e esperienza dell’ombra, del sotterraneo dell’anima, ,”come preludio di una realizzazione del Sè : a cominciare dalla mitologia :Eracle , Orfeo, Persefone, Psiche.

Eracle come ultima prova compì un’impresa che sembrava impossibile per ogni essere mortale, catturare Cerbero, lo spaventoso cane a tre teste, guardiano delle regioni infernali. Eracle si preparò a questa prova con un pellegrinaggio iniziatico presso Eleusi, dove partecipò ai misteri detti appunto eleusini, mondandosi della colpa dello sterminio dei centauri. Indi egli raggiunse Tenaro laddove una buia spelonca introduceva ad una delle porte dell’Ade. Sotto l’autorevole guida di Hermes egli si addentrò in quel gelido mondo sotterraneo e catturò Cerbero. Il superamento di questa ultima prova lo liberò dalla sua prigionia, ponendo fine alle sue fatiche. Il mito di Eracle,che ritroviamo ne le Trachinie e il Filottete di Sofocle, l’ Alcesti e l’Eracle di Euripide, rappresenta l’ evoluzione e la presa di coscienza tramite le fatiche e l’incontro con aspetti mostruosi e infernali.

Il mito di Orfeo è legato all’amore per la ninfa Euridice, la quale per sfuggire ad Aristeo, mise il piede su un serpente, che la uccise col suo morso. Orfeo penetrò allora negli inferi incantando Caronte con la sua musica. Sempre con la musica placò anche Cerbero, il guardiano dell’Ade. Persefone commossa dal suo dolore e sedotta dal suo canto, persuase Ade a lasciare che Euridice tornasse sulla terra. Ade accettò, ma ad un patto: Orfeo avrebbe dovuto precedere Euridice per tutto il cammino fino alla porta dell’Ade senza voltarsi mai all’indietro. Esattamente sulla soglia degli Inferi, e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo non riuscì più a resistere al dubbio e si voltò, per vedere Euridice scomparire all’istante e tornare tra le Tenebre per l’eternità. Orfeo, secondo il mito, da allora rifiutò il canto e la gioia, offendendo le Menadi, seguaci di Dioniso che lo uccisero e lo dilaniarono, si nutrirono di parte del suo corpo e ne gettarono la testa nell’Erebo. La testa scese fino al mare e da qui all’isola di Lesbo, dove la testa fu sepolta nel santuario di Apollo. Il corpo venne seppellito dalle Muse ai piedi dell’Olimpo. La sua lira venne invece infissa nel cielo, e formò una costellazione. Il mito di Orfeo nasce forse come mito i fertilità, come è possibile desumere dagli elementi del riscatto Euridice (che richiama il riscatto della kore( Persefone) dagli inferi e dello σπαραγμος (dal greco: corpo fatto a pezzi) che subisce il corpo di Orfeo, elementi che indicano il riportare la vita sulla terra dopo l’inverno, la rinascita dopo l’esperienza di morte. Il mito di Orfeo è un mito che ritroviamo in moltissime opere: Simposio (discorso di Fedro)di Platone, Georgiche(libro IV) di Virgilio,Metamorfosi (libro X) di Ovidio, L’inconsolabile,uno dei “Dialoghi con Leucò”di Cesare Pavese, Bestiaire ou Le cortège d’Orphée di Apollinaire, solo per citarne alcune.

Persefone o Kore, Proserpina nella mitologia greca, figlia di Zeus e di Demetra, venne rapita da Ade, dio dell’oltretomba, che la portò negli inferi per sposarla ancora fanciulla contro la sua volontà. Una volta negli inferi le venne offerta della frutta, ed ella mangiò senza appetito solo sei semi di melograno. Persefone ignorava però il trucco di Ade: chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l’eternità. La madre Demetra, dea dell’agricoltura, che prima di questo episodio procurava agli uomini interi anni di bel tempo e fertilità delle terre, reagì adirata al rapimento impedendo la crescita delle messi, scatenando un inverno duro che sembrava non avere mai fine. Con l’intervento di Zeus si giunse ad un accordo, per cui, visto che Persefone non aveva mangiato un frutto intero, sarebbe rimasta nell’oltretomba solo per un numero di mesi equivalente al numero di semi da lei mangiati, potendo così trascorrere con la madre il resto dell’anno. Così Persefone avrebbe trascorso sei mesi con il marito negli inferi e sei mesi con la madre sulla terra. Demetra allora accoglieva con gioia il periodico ritorno di Persefone sulla Terra, facendo rifiorire la natura in primavera ed in estate.

Riferimenti al mito di Persefone li ritroviamo ad esempio in Omero (“Odissea”,)in Ovidio (“Le metamorfosi”) e in Goethe (“Faust”). Questo era un mito che esaltava la fertilità della Natura (risveglio primaverile), la rinascita e il rinnovare la vita dopo la morte, come quello di Orfeo.

E poi Ulisse dove nel libro XI libro dell’Odissea Omero descrive il suo viaggio nell’oltretomba; la sua però non è una vera “discesa” o “catabasi”, bensì un’evocazione delle ombre dei morti. Per la riuscita del suo viaggio è necessario l’incontro con l’indovino Tiresia, che gli rivelerà il futuro. E’ tuttavia il dialogo con la madre, morta suicida per il dolore della sua partenza, ciò che più colpisce l’eroe dal “multiforme ingegno”

Fino ad Enea nell’Eneide di Virgilio dove nel VI libro disceso negli inferi incontra Deifobo, caduto a Troia, Didone, morta per causa sua, il padre Anchise che gli schiude il futuro, poiché il mondo dei morti cela in sé anche gli eroi del futuro, i condottieri che faranno grande Roma. Enea è ben diverso dalla figura di Sesto Pompeo, degenere ed empio, rovesciamento del pio Enea, che nel VI libro della Pharsalia di Lucano introduce il mondo dell’oltretomba ma solo per fare da pendant alla catabasi di Enea: Lucano rovescia il modello virgiliano fin nei minimi particolari la sua opera vuole essere anti- eneide. Lucano,in cui ogni illusione appare irrimediabilmente crollata, infatti si ripropone di riprendere in chiave polemica o antifrastica le espressioni e situazioni virgiliane; egli non vuole rielaborare racconti mitici, né mostrare un percorso simbolico di incontro con l’ombra,ma attenersi al vero,esponendo con fedeltà, pur con distorsioni evidenti e strumentali, la storia recente. Il soldato richiamato in vita dalla maga tessala Erittone consultata da Sesto, uno dei figli di Pompeo, grazie alle sue arti magiche richiama in vita un soldato ,morto in battaglia che rivela a Sesto la rovina che sta per incombere su di lui, sulla sua famiglia e su tutto l’ordinamento politico di Roma; non quindi preludio delle future glorie della gens Julia , ma annuncio dell’infausto destino(negromanzia) di una Roma dove il regime imperiale tirannico è nato dalle ceneri della libera res publica (G. Conte “ Letteratura Latina”,Le Monnier,1997)

Della figura di Psiche tratterò nell’ambito delle “Metamorfosi di Apuleio.

E naturalmente Dante nella sua Divina Commedia, dove il poeta, sceso anch’egli nell’Oltretomba ,racconta allegoricamente il cammino di salvezza di ogni uomo, descrivendo il suo viaggio prima attraverso i nove cerchi infernali, accompagnato dal poeta Virgilio, sua guida e simbolo della ragione, e quindi attraverso il Purgatorio e il Paradiso

E infine la stessa discesa degli inferi,luogo della morte del peccato e della sofferenza, di Cristo precede la anàstasis( la resurrezione).

AMM

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