Ombra e luce

Anna Torriero

uova“Le uova di Anna Torriero sono diventate stelle, ovuli fecondati di luce ed energia, portatori di vita, intesa nel suo mistero più puro così come nella sua essenza più semplice. L’uovo è l’inizio, una forma perfetta di Piero della Francesca, dentro cui covano e crescono organismi di materia e di spirito.

Le uova nere, con cui l’artista ha iniziato questo ciclo anni fa, che si disponevano a incubatrici dell’umanità, erano un potenziale insieme positivo e negativo, semi che stavano per fiorire e dar frutto. Il destino avrebbe visto il loro futuro. Inquietante come una nursery in un ospedale, dove guardi le culle e ti domandi che sarà di loro, in quali persone si trasformeranno, vittime e produttori di gioie e dolori. Nere come una scommessa. Era l’incertezza profetica percepita da un’artista alle soglie di un periodo storico dove tutto si era confuso, appiattito, omologato, perdendo di vista il bene e il male. Ora le uova sono stelle, astri nascenti che rivelano una nuova generazione in arrivo, bambini che faranno ripartire la Storia, esseri scesi dal cielo e che indicano lì, proprio verso lo spazio, il punto verso cui rivolgere sguardo. Alzare gli occhi, per salvarsi l’anima.

Le uova mostrano neonati piccoli e inconsapevoli, ma usciti dal nero, abbracciati tra loro, compatti, una carne per una nuova società. Anna Torriero li intitola tutti insieme“Via Lattea”, perché sono milioni di punti luminosi, come quelli della galassia che ogni notte illumina come una strada il nostro cielo buio. Chissà dove va? È la galassia a cui appartiene anche la Terra.

Raccontano gli antichi che quella bianca strisciata di polvere si formò dalle gocce del latte di Era, mentre allattava il piccolo Ercole, che le strinse un seno con troppa foga. Gocce di materia divina, per rendere immortale un semidio, nato da Zeus, quel suo marito fedifrago, e da una donna comune.

Ci sono uova che poggiano su dischi, mantra che ripetono questa favola mitologica con una scrittura senza né inizio né fine. Ci sono dittici con tavole dove si intravede un seno, una forma morbida e ancestrale, un’origine.

Nulla è chiaro, come lo è l’ignoto in cui vive immerso l’uomo. Come lo è il nostro futuro. Ci sono dei bambini, delle speranze, delle luci che si sono accese tra di noi. Questo basta già per ipotizzare altre storie, altri miti, mentre le stelle della Via Lattea, fuochi che ardono lontani nel tempo e nello spazio, sono già diventati polvere nel cosmo, riassorbiti da un’energia che tutto distrugge e trasforma.”

Olga Gambari

 

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